torna alla homepagetorna alla homepage
storia militare e cultura strategica
torna alla homepage
 
dalle discussioni
dell'area Warfare di MClink,
a cura di Nicola Zotti
 
home > documenti > Geoffrey Spicer-Simson


ricognizioni
in territorio ostile


recce team

storie
strategia
tattica
what if?
vocabolario
documenti
segnalazioni
link
scrivici


quelle piccole sciabole incrociate

quelle piccole spade incrociate

Viaggi nei
campi di battaglia d'Italia
sulle carte del Tci


UN VITTORIOSO PERDENTE

Geoffrey Spicer-Simson

nicola zotti

Geoffrey Spicer-Simson non godeva di particolare stima dell'Ammiragliato britannico: e a ragion veduta. In meno di un anno di guerra, nel 1915 aveva già perso ben tre navi per banali errori e, alla soglia dei 40 anni, era il tenente di vascello più vecchio di tutta la Royal Navy.

Era quasi ovvio, quindi, che nell'aprile del 1915 si pensasse a lui per guidare il progetto della conquista del lago Tanganika, il grande lago lungo il quale correva il confine tra l'Africa orientale tedesca e il Congo belga.

Secondo le informazioni dell'Ammiragliato, i tedeschi controllavano il lago con due vaporiere, la Hedwig von Wissmann di 60 tonnellate e la Kingani di 45, e per contestare questo controllo si sarebbe dovuta inviare nel lago un'adeguata forza navale.

Un'idea di quelle che si adottano solo in tempo di guerra, quando le risorse a disposizione sono praticamente illimitate e un tentativo, per quanto strampalato, non si nega a nessuno. Soprattutto quando può essere l'occasione per levarsi elegantemente di torno un tipo come Spicer-Simson, il quale, per altro, si offrì volontario.

Si pensò quindi di inviare due motobarche della Thornycroft da 4,5 tonnellate che, equipaggiate di un cannone da 3 libbre ciascuna, ma soprattutto capaci di una velocità di punta di 19 nodi, avrebbero potuto minacciare seriamente le più lente e antiquate imbarcazioni tedesche.

Il punto era che per arrivare nel teatro delle operazioni le due motobarche dovevano fare un viaggio di tutto rispetto: innanzitutto dovevano arrivare a Città del Capo e da lì risalire per oltre 3000 kilometri in ferrovia fino ad Elisabethville. Qui la ferrovia terminava (a Fungurume) e le due imbarcazioni dovevano procedere via terra per buoni 150 kilometri su una strada improvvisata per l'occasione, trainate da trattori a vapore, risalendo i quasi 2000 metri dei monti Mitumba.



Al di là dei Mitumba c'era il fiume Lualaba, ovvero altri 600 kilometri circa di viaggio per arrivare finalmente al Tanganika.

Il 2 luglio 1915 i 28 uomini della spedizione guidati da Spicer-Simson e la loro piccola flotta erano a Città del Capo: le due unità, destinate inizialmente alla marina greca, erano le più piccole imbarcazioni della marina britannica a potersi fregiare del titolo "HMS", ma i loro nomi non avevano molto di bellicoso: Spicer-Simson avrebbe voluto chiamarle "Cat" e "Dog", ma l'Ammiragliato si era opposto, accettando invece di battezzarle "Mimi" e "Tou-Tou" -- la versione francese del nostro "Miao" e "Bau" -- il che dà il senso profondo delle condizioni di sbandamento in cui versava la Marina britannica dopo il fallimento dello sbarco di Gallipoli e il siluramento di Winston Churchill...


Il 5 agosto la spedizione giunse a Fungurume e ci volle più di un mese perché finalmente il 12 settembre riuscisse a scavallare i MItumba tra traversie di ogni genere: strade che franavano e ponti che crollavano sotto il peso delle imbarcazioni e dei trattori preposti al loro traino, leoni che ogni tanto si mangiavano qualcuno tra i 1.400 lavoratori che si occupavano della manutenzione della strada, ecc. ecc.

Ma ci volle un altro mese e mezzo di navigazione fluviale sul Lualaba zigzagando tra coccodrilli e ippopotami, e strisciando faticosamente sui numerosi banchi di sabbia del fiume, per vedere finalmente il 27 ottobre il lago Tanganika.

Ormai Geoffrey Spicer-Simson era giunto suo appuntamento col destino. I suoi uomini avevano iniziato a conoscerlo a fondo: fanfarone, rissoso, con l'imbarazzante abitudine di indossare una gonna disegnata da lui e cucita da sua moglie (lo teneva "fresco") e di mostrare in ogni occasione i suoi numerosi tatuaggi, non si può dire sapesse guadagnarsi il rispetto dei suoi uomini.

Ma le cose per lui stavano cambiando: tra i suoi tatuaggi aveva anche un grande serpente e quando gli appartenenti alla tribù degli Holo-holo lo videro, riscontrarono con gioia l'avverarsi della profezia che annunciava loro l'arrivo del "dio serpente" e iniziarono a venerare Spicer-Simson come una divinità incarnata: un bel passo avanti in carriera per un anziano tenente di vascello.

La tanto sospirata battaglia con le imbarcazioni tedesche avvenne finalmente il giorno di S. Stefano del 1915: la velocità di Mimi e Tou-Tou sorprese l'equipaggio della Kingani. Il suo capitano venne ucciso e la nave catturata e ribattezzata "Fifi": l'equivalente del nostro "Cip-cip". Era la prima bandiera navale tedesca catturata durante la Prima guerra mondiale dalla flotta britannica, un primato che portò Spicer-Simson nell'empireo dei grandi ammiragli britannici.

Il 9 febbraio fu la volta della Hedwig von Wissmann, che dopo una intensa battaglia venne affondata.

Il lago Tanganika era in mani britanniche.

O forse no. In effetti no. Con grande disappunto di Spicer-Simson, pochi giorni dopo quello che sembrava il coronamento del suo successo comparvero all'orizzonte della miagolante-abbaiante-cinguettante flotta britannica le 1.200 tonnellate della Graf von Götzen, che i tedeschi avevano costruito in loco all'insaputa dei britannici.

L'avventura di Spicer-Simson si concludeva qui: non restava che la fuga, per altro non vergognosa di fronte a tanta potenza di fuoco. O meglio: di fronte a tanta supposta potenza di fuoco, perché i tedeschi avevano privato la Graf von Götzen dei suoi cannoni, che servivano alle forze di terra, sostituendoli con tronchi di legno dipinti.

Spicer-Simson fu rimpatriato: era stato raggiunto dalla notizia che suo fratello minore era morto sul fronte occidentale e, data la sua personalità già instabile e l'enorme stress degli ultimi mesi, fu inevitabile il suo collasso nervoso.

Per lui la guerra era finita, ma era entrato nella storia, difficile dire se da vincente o da perdente: morì in Canada nel 1947.


Nel 1951 John Huston realizzò l'indimenticabile "La Regina d'Africa", un film liberamente ispirato alla vicenda di Mimi e Tou-tou: la Regina d'Africa del titolo è il misero gozzo con il quale uno stropicciato Humphrey Bogart, coadiuvato da un'inflessibile Katharine Hepburn, affonderà la poderosa Königin Luisa.