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Dal Tirreno agli Oceani: le torri Martello


nicola zotti



In quel tratto del Mar Tirreno, su quelle isole così belle nella loro asprezza, le fortificazioni di forma tronco-conica fanno parte del paesaggio da millenni. La civiltà nuragica in Sardegna e quella torreana in Corsica proprio in quegli edifici megalitici trovano il loro carattere distintivo e la loro definizione.

L’originalità architettonica, comunque, non era l’obiettivo dell’ingegnere militare Giovan Giacomo Paleari, detto il Fratino, quando nel 1563 progettò per la Repubblica di Genova una torre a difesa del golfo di San Fiorenzo in Corsica, destinata a diventare un modello per analoghe costruzioni che si diffusero sui mari e sugli oceani del Mondo.

Il Seicento fu un secolo di splendore per la Repubblica di Genova, la rinascita a una seconda grandezza dopo la decadenza seguita alla sconfitta nel lungo conflitto contro Venezia per l’egemonia nel Mediterraneo.

L’alleanza tra Genova e la Spagna, fondata sul sostegno finanziario delle banche genovesi alle imprese imperiali, aveva portato la Repubblica a lucrare sui successi dei Tercios, ma anche a condividerne i nemici, che nel Mediterraneo erano potenti e risoluti: la Francia e l’Impero Ottomano. E nell’interesse di entrambi rientrava la Corsica, possedimento genovese, per la sua collocazione strategica sul Golfo di Genova e di collegamento tra Mediterraneo occidentale e Mar Tirreno.

Nel 1553 la Corsica era stata invasa da un esercito franco-ottomano sbarcato sulle coste dell’isola da una flotta comandata dal rais Dragut. Le truppe del generale francese Paul de la Barthe, Maresciallo di Thermes, tra le quali era compreso anche un contingente di Giannizzeri e il ribelle corso Sampiero di Bastelica, avevano devastato l’isola e i suoi centri maggiori, le cui difese, in larga parte di origine ancora medioevale, ben poca resistenza avevano potuto offrire alle artiglierie degli invasori.
Riacquisito il controllo della Corsica nel 1559 grazie all’interessata intercessione della Spagna, e in previsione di nuove prossime minacce, Genova corse ai ripari avviando un’intensa opera di rinnovamento delle difese dell’isola. E l’Impero vi contribuì prestando alla Repubblica i servizi del suo maggiore esperto in questo campo: Giovan Giacomo Paleari.

Paleari era nato a Morcote nel Canton Ticino nel 1520, appena 3 anni dopo la sua annessione alla Confederazione svizzera: il padre Giovan Francesco, condottiero, per i buoni servigi resi agli Svizzeri, si era guadagnato un castello in quella località e Giovan Giacomo e i suoi fratelli vennero avviati alla professione di famiglia.
Una lunga tradizione di quelle zone dell’Alta Lombardia era anche quella dell’edilizia, incentrata sui Maestri comacini, una corporazione attiva già nell’Alto Medioevo e famosa in tutta Europa, i cui membri si definivano anche “fratres”, fratelli, da cui si presume derivi l’appellativo di “fratino” che contraddistinse il Paleari e la sua famiglia.
Dell’incontro di queste due storie, militare e costruttiva, Giovan Giacomo rappresenta una sintesi tipicamente rinascimentale e, dopo aver per breve tempo prestato i suoi servizi alla Francia di Enrico II di Valois, dal 1558, catturato dagli Spagnoli, entra al servizio di Filippo II e dell’impero, divenendone il più importante ingegnere militare.
Ecco dunque il “fratino” giungere in Corsica a inizio del 1563, per ispezionare le coste dell’isola, individuarne le posizioni strategiche e offrire a Genova la propria consulenza come architetto militare.

Tra le sue tante proposte e i tanti progetti anche una torre cilindrica posta poco a sud di capo Mortella: “mortella” per il mirto che cresce spontaneo su quel promontorio, come per altro in tutta l’isola, e ne profuma inconfondibilmente l’aria.
Le torri costiere sono comunissime in tutto il Mediterraneo e in particolare nel Tirreno: hanno pianta poligonale e sono anche chiamate “Torri di martello” perché la loro funzione era avvisare le popolazioni dell’arrivo dal mare di un pericolo con una campana “a martello”.

Paleari riempie alcuni fogli con precisi schizzi e istruzioni circostanziate. consegnandole ai Genovesi affinché quella torre venga realizzata dopo la sua partenza: sono ancora conservati nell’archivio storico della città ligure. Un’idea di sorprendente semplicità basata su tre punti all’apparenza banali, ma, come tutte le cose semplici, geniali nella loro unità: 1) la torre doveva essere circolare, in modo da presentare un impatto sfuggente alle palle di artiglieria; 2) doveva avere le mura più spesse verso il mare (22 “palmi” genovesi, ovvero 5,5 metri) che verso terra (14 palmi, ovvero 3,5 metri) per un diametro interno alla base di 10 metri e un’altezza complessiva di 15 metri: 3) l’ingresso alla torre doveva essere più alto rispetto al livello del suolo, al primo piano, mediante una scala di legno abbattibile, in modo che i difensori non potessero essere facilmente assaliti dal lato di terra. Con qualche variazione apportata dai Genovesi, la torre fu finita di costruire nell’ottobre del 1565. Altre torri simili si aggiunsero a questa nei decenni successivi, completando così una sorta di perimetro difensivo dell’isola dalle minacce provenienti dal mare. Si sarebbe dimostrato un sistema difensivo efficace, ma troppo oneroso, come pure troppo dispendioso per Genova si rivelerà il possesso della Corsica stessa, soprattutto quando il declino della Spagna e soprattutto la sua difficoltà ad onorare i prestiti forniti alle banche creditrici, portarono alla malinconica fine del “secolo dei Genovesi”.
Trascorsero 229 anni prima che la storia porti alla ribalta del Mondo la Torre della Mortella. Adesso è la Francia ad occupare l’isola, e a subire l’attacco della ribellione dei Corsi.

Siamo nel pieno delle guerre contro la Francia rivoluzionaria e l’insurrezione corsa conta su un potente alleato: l’Inghilterra. Il Golfo di San Lorenzo è sempre un sito di grande importanza militare e la Marina britannica lo attacca incontrando inizialmente una trascurabile resistenza da parte della guarnigione di Torre della Mortella. La resistenza corsa la occupa, ma i Francesi la riconquistano. La Royal Navy deve nuovamente intervenire. Il 22 febbraio 1794 le fregate inglesi Fortitudo, 74 cannoni, e Juno, 32 cannoni, affrontano decisamente la torre, ma questa volta l’esito dell’attacco è molto diverso. Sulla piattaforma della torre due cannoni da 18 libbre spazzano il mare e obbligano le due navi a ritirarsi gravemente danneggiate dopo due ore e mezza di combattimento. Non rimane che attaccare da terra, dove punta solo un piccolo cannone da 6 libbre. Ma ci vorranno due giorni di cannoneggiamento da distanza ravvicinata e un fortuito principio di incendio scoppiato sulla torre, perché la sua guarnigione decida di capitolare.

Guida le forze britanniche in quell’assalto da terra il maggiore John Moore destinato a conoscere la fama (e la morte) sul suolo di Spagna. Lui e i suoi colleghi della Royal Navy sono rimasti profondamente impressionati dall’efficacia di quella torre: la studiano, la misurano, poi, per prudenza, la riempiono di esplosivo e la fanno saltare.
Gli alti comandi britannici si ricorderanno di quella torre e degli elogi che ne accompagnavano la descrizione da così influenti ufficiali, all’indomani della fallita spedizione francese in Irlanda. Giorni di isteria collettiva in Inghilterra che perse fiducia nelle “mura di legno” di cui era tradizionalmente orgogliosa. Servivano mura di pietra sulla terraferma e le “Martello towers” – anglicizzazione di “martella”–  erano facili da costruire, relativamente poco costose e sufficientemente efficaci: dai primi dell’Ottocento, quando la minaccia era quella di Napoleone, ne vennero erette più di 100 nella sola Inghilterra, oltre 50 in Irlanda, e qualche altra tra Scozia e Galles. Nelle colonie si era già provveduto: nel 1795 era stata costruita una Martello Tower nella colonia del Capo, nel 1796 era seguita quella di Halifax, in Canada. Altre ne sorsero ovunque ci fossero interessi inglesi: dalla Giamaica all’Indonesia, Isole Mauritius, Sri Lanka e Indonesia, passando per l’Australia e senza dimenticare l’isola di Sant’Elena, sulla quale Napoleone Bonaparte finirà i suoi giorni.