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IL LETTORE ENRICO PELLERITO MI PONE UNA DOMANDA

E se i mongoli avessero attaccato l'Europa?


Il mese scorso ho accennato di sfuggita al fatto che escludevo che i mongoli, anche volendo, avrebbero mai potuto conquistare l'Europa. Il lettore Enrico Pellerito, in una mail, approfondisce l'argomento.

Qui di seguito lo scritto di Pellerito, la mia risposta e la replica: naturalmente nessuno di noi due ritiene chiuso l'argomento e altri interventi sono bevenuti.

La questione

Ho letto con vivo interesse l’ultimo numero di Warfare; l’argomento da Lei trattato è molto “stuzzicante” e riscoprire fra Giovanni da Pian del Carpine e la sua particolare missione mi ha indotto a rileggere, in questi ultimi giorni, pagine relative a quel periodo storico.

A tal proposito, mi permetto di chiedere il perché secondo Lei i mongoli non avrebbero mai conquistato l’Europa.

Il chiederselo, concordo con Lei, è ozioso, in quanto sterile è tutto ciò che è relativo al famoso “if?”, ma proprio perché amo svisceratamente la storia, sono diventato anche un cultore della versione “ucronica” di questa.

Col Suo consenso, analizzerei, in modo sommario, i semplici fatti e, conseguentemente, i possibili (per fortuna mancati) sviluppi.

Premetto che il mio pensiero è influenzato da quanto scritto da Cecelia Holland nel capitolo “La morte che salvò l’Europa”, facente parte del libro “La storia fatta con i se” a cura di Robert Cowley (editore Rizzoli).

I mongoli, a tutt’oggi, vengono considerati i migliori guerrieri di tutti i tempi e la dotta e circostanziata analisi da Lei fatta, dimostra ampiamente l’efficienza e l’efficacia delle loro strutture militari (organica e logistica) e della loro dottrina (strategia e tattica) compreso l’abile utilizzo dell’esplorazione, dello spionaggio e della comunicazione degli ordini in battaglia.

Al contrario, gli eserciti che gli allora europei formavano, compreso quello di Wenceslao di Boemia, erano caratterizzati da lentezza, ponderosità, mancanza di addestramento in molte loro componenti e pessimi collegamenti fra queste.

A questo proposito, Cecelia Holland ha scritto: “Era come se in un mondo medievale fosse stato calato un esercito moderno”.

La battaglia di Wahlstadt/Liegnitz fu senza dubbio sanguinosa anche per le forze di Kadan (non sono riuscito a trovare notizie che quantifichino le perdite mongole), ma non credo possa definirsi una vittoria di Pirro. In ogni caso, come da Lei giustamente riportato, il “gruppo” Kadan non rappresentava la parte principale dell’armata mongola, ma solo la branca settentrionale; il blocco centrale, comandato da Batu e Subotai, avrebbe massacrato gli ungheresi di re Béla IV a Mohi, presso il fiume Sajo, il successivo 11 aprile.

Solo la morte di Ogoday Khan e le notizie delle violenti lotte per la successione indusse Subotai, agli inizi del 1242, a ritirarsi nella regione di Gobi, per rispetto all’etica e alla legge mongola che lo obbligava a tornare per partecipare all’elezione del nuovo khan.

Ciò, secondo molti studiosi, è la spiegazione perché i mongoli non raggiunsero le sponde dell’Atlantico, salvando l’Europa dalla distruzione.

Simile situazione sarebbe avvenuta anni dopo, nel 1259, al decesso del khan Möngkä, con i conseguenti conflitti tra i pretendenti al trono; Hulagu, fratello minore di Möngkä, dopo aver distrutto Baghdad e il califfato e prima di poter invadere la Terra Santa e l’Egitto, fu costretto a spostarsi col grosso delle sue truppe in Azerbajan, lasciando pochi presidi in Siria. Queste forze sarebbero state sconfitte dai mamelucchi ad Ayn Jalut nel 1260, battaglia che viene reputata emblematica, perché sfatava il mito dell’invincibilità dei mongoli, senza considerare la quantità di molto inferiore dei mongoli in quel frangente.

Si può dunque essere abbastanza certi, che solo problemi di politica interna abbiano influito sulle mancate prosecuzioni delle avanzate mongole.

Cosa poter aggiungere? che effettivamente l’impero mongolo raggiunse una vastità senza precedenti su questo pianeta non trovando eserciti capaci di sconfiggerlo? che gli unici a conquistare la Russia, e durante una campagna invernale, furono proprio loro? (se la storia tende a ripetersi a Mosca dovrebbero badare più ad est che verso di noi)

Certo, c’è la battaglia di Ayn Jalut, però abbiamo già visto che le forze in campo risultavano incomparabili, ci sono le mancate invasioni del Giappone (solo grazie al kamikaze causato dai tifoni) e di Giava, e i Vietnamiti riuscirono a respingere le incursioni mongole, ma appunto di incursioni si parla. Voglio solo dire che se non ci fosse stato l’evento della morte dei loro khan, le truppe mongole (e turche, perché non scordiamo che i fedeli turchi finirono per divenire addirittura più numerosi degli stessi soldati mongoli) avrebbero proseguito nella loro conquista, e sconfitto qualsiasi esercito “regolare” che si sarebbe opposto loro.

Immaginiamo, allora, che Ogoday non muoia l’11 dicembre 1241 e che campi ancora, almeno, una mezza dozzina d’anni.

Dopo le battaglie della primavera, i mongoli, come loro costume, passano l’estate a far pascolare i cavalli nella pustza, tanto simile alla loro terra natia, e attendono prima di sferrare nuovi assalti; a nord sono prossimi all’Oder, al centro, l’armata di Batu e Subotai ha raggiunto Neustadt, vicino Vienna, incursioni hanno toccato la pianura friulana (sic!) e le sponde dalmate dell’Adriatico (forse inseguendo re Béla IV che si è rifugiato su un’isola di quel mare?). Non ho dati sull’ala meridionale dell’armata mongola; questa ha attraversato la Moldavia e la Transilvania, forse si è riunita con le altre truppe in Croazia e Slavonia, ma anche se si trovasse più a sud, la ritengo bastevole a fermare qualsiasi iniziativa dei bizantini.

Quanti sono adesso i mongoli? Nel 1237 sono partiti in 150.000; dopo le campagne di Russia, Polonia, Boemia, Ungheria e Balcani settentrionali saranno certamente di meno, ma sempre abbastanza per affrontare la conquista del continente europeo.

Le cronache ci parlano del fatto che i regnanti “occidentali” si diedero da fare per impedire ulteriori avanzate, ma in concreto di cosa avrebbero potuto disporre gli antenati dell’attuale Unione Europea?

Sia l’armata di Wenceslao, sia qualunque esercito Federico II fosse riuscito ad organizzare, avrebbero sempre avuto i problemi suaccennati dell’elefantiaca pesantezza di manovra, avrebbero fidato nella forza d’urto della cavalleria pesante, divenuta semmai una debolezza, rispetto alla tattica usata dai cavalieri mongoli.

Stessi problemi avrebbero interessato i cavalieri francesi che re Luigi IX di Francia stava riunendo. Solo dopo l’operazione di spionaggio operata da fra Giovanni da Pian del Carpine (ma non dimentichiamo i domenicani Ascelino da Cremona e Andrea di Longjumeau) si sarebbe venuti a conoscenza di informazioni e consigli atti a porre rimedio alle difficoltà “occidentali”.

Non ultimo, ritengo importante ciò che i mongoli rappresentavano agli occhi dell’uomo medio nell’Europa medievale: un vero esercito di demoni che uccidono tutti coloro che non si arrendono, che brucia e distrugge tutto, stupra le donne, sgozza perfino i bambini. Nel miglior dei casi assoggetta tutti come schiavi. Un tipico esempio di guerra psicologica. Questo terrore è ben sfruttato dai mongoli onde ottenere dei risultati devastanti sul nemico prima ancora di venirci a contatto.

A partire dall’inverno 1242, quando nessuno ancora ipotizza che per battere i mongoli bisogna imitarne la disciplina e adottarne le armi e la strategia, ecco che inizia l’avanzata.

La prima città a cadere è Vienna, poi si può presumere che i mongoli continuino a seguire la loro originaria tripartizione delle forze; a nord devastano la Germania, probabilmente questa ala è stata rafforzata per sconfiggere l’armata di Wenceslao e le forze che i principi tedeschi sono riusciti a formare. La puntata successiva è verso i Paesi Bassi, che vengono a loro volta devastati.

Al centro, dopo l’Austria abbiamo la Svizzera e la Baviera, e poi le grandi pianure francesi ricche di praterie, anche queste pascolo per i cavalli dei mongoli. Ancora una volta la tattica dei cavalieri delle steppe asiatiche ha la meglio sulla cavalleria di re Luigi IX di Francia, e nella primavera del 1242 probabilmente tocca a Parigi essere ridotta ad un mucchio di macerie fumanti.

L’ala meridionale potrebbe essere usata per scendere verso Costantinopoli; come per tutte le altre città la scelta era cedere o combattere. Nel primo caso non si sarebbe evitato saccheggio e incendi, ma forse i Bizantini, ormai a conoscenza dell’abilità dei mongoli nel cingere d’assedio le città, avrebbero preferito la resa, onde evitare che una volta cedute le difese (era solo questione di tempo) la popolazione venisse totalmente passata a fil di spada.

Per quanto riguarda l’Italia, una quota del “gruppo” centrale, o forse la stessa ala meridionale, sarebbe stata inviata nella pianura Padana. Qui si sarebbero trovati altri pascoli per i cavalli, dopo aver distrutto i principali centri come Milano, mentre Venezia avrebbe potuto, forse, evitare danni grazie al fatto che era sull’acqua, ma chissà cosa avrebbero escogitato i mongoli  pur di conquistarla.

Facciamo passare un’altra estate e il seguente autunno. Nel gennaio 1243 ricomincia l’offensiva di Subotai, che raggiunge la Danimarca a settentrione, i Pirenei ad occidente, e Roma e il resto della Penisola a sud.

Si sarebbero comportati i mongoli come gli Unni? Non credo proprio, perciò diciamo addio anche alla Città Eterna.

Non tiriamola più a lungo. A consuntivo, i mongoli, nel giro al massimo di tre, quattro inverni di campagne, avrebbero distrutto l’Europa cristiana e quella musulmana. Sarebbero giunti a scontrarsi, e penso proprio a vincere, anche gli eserciti arabi che presidiavano la Spagna. Avrebbero sterminato la popolazione quel tanto che bastava per spazzare via qualsiasi velleità di riscossa negli animi dei popoli europei. Giunti davanti alle scogliere di Dover ed allo stretto di Messina si sarebbero limitati a guardare, perché non disponevano di flotte, e solo per questo si sarebbero salvate le isole britanniche e quelle del mediterraneo.

Forse ci sarebbe voluto più tempo per verificarsi quanto da me descritto? Diciamo sei anni? Ma il risultato, sempre secondo me, non sarebbe cambiato.

Mi accorgo di avere scritto parecchio, e spero di non averLa annoiata, ma se nel mio pensiero ci sono dei punti deboli, e Lei ritiene di avere invece degli argomenti che rendono impossibile quanto da me descritto, sarei felice di venirne a conoscenza. Sempre nell'ottica di uno scambio d'opinioni in merito ad un argomento che riconoscono ozioso e sterile, e sempre che Lei ne abbia voglia.

Enrico Pellerito

p.s.: non credo che l’allora coeva invenzione della polvere da sparo e delle armi da fuoco avrebbe potuto, in un qualche modo, arginare l’offensiva dei mongoli, a parte che proprio loro, nel 1241, usarono la polvere nera contro gli ungheresi.

La mia risposta

Per prima cosa la sua domanda mi induce a riflettere con lei sul fatto che non tutte le ucronie sono uguali.

Alcune sono più "ucroniche" di altre e quella che riguarda la possibile invasione dell'Europa intera da parte dei mongoli lo è particolarmente.

Innanzitutto perché è stata esaminata come poche altre e poi perché alcuni aspetti sostanziali sono troppo controversi.

1) Il punto ad cui partire è che la Russia fu vinta e sottomessa (un anno dopo Liegnitz nel 1243), ma non "occupata" come avvenne, ad esempio, con la Cina: perché? pagare un tributo non è la stessa cosa che essere conquistati. A loro volta Polonia e Ungheria subirono un fato simile: furono devastate ma non occupate, neppure in epoche successive, benché l'Ungheria fosse l'ultima propaggine della steppa (8.000 km. dalla Manciuria all'Ungheria). Il passaggio dalla politica di conquista a quella del vassallaggio fu una scelta strategica decisiva che viene spesso sottovalutata, e che sottointende il fatto che per primi i mongoli comprendessero di non poter espandere oltre le proprie conquiste verso un Occidente tanto distante dalla propria terra d'origine.

2) I problemi logistici sono più complessi e ambigui. Posto che i "campi petroliferi" degli eserciti nomadi stessero nella steppa, questo non ha impedito che le armate di Kubilai superassero questo limite, ad esempio arrivando a Java, punto più a sud raggiunto dai mongoli e il più distante dalla steppa, seppure con scarso successo. La questione logistica va riportata alla sua natura principale, ovvero quella di luogo di pastura e di allevamento del cavallo mongolo, al quale il cavaliere nomade doveva comunque ritornare per il perdiodo delle figliate. Le pianure europee non sono "steppa" e non sono adatte a questo scopo, ma non per questo non avrebbero potuto essere invase: solo avrebbero amplificato i problemi di sussistenza di un eventuale esercito mongolo invasore.

3) Più stringente la questione politico-militare. Su questo punto non sono d’accordo con frà Giovanni da Pian del Carpine. La policentricità dell'Europa feudale e la sua divisione non rappresentava un vantaggio per i mongoli, ma un ostacolo, se connessa con quanto detto per la questione logistica. Ai mongoli non sarebbe bastato vincere un sovrano europeo dopo l'altro con la logica del divide ed impera: ogni città, ogni abazia, ogni libero comune, avrebbe comportato un lungo e sanguinoso assedio e la Svizzera, la Baviera o la Grecia sarebbero state più difficili da conquistare da un esercito mongolo che l'Afghanistan. La "tribù in armi" sarebbe rimasta invischiata in un reticolo di paludi, colline, boschi e montagne densamente popolate. E questo ci porta al punto successivo.

4) La risposta tattica. Ovvero: avevano gli europei gli strumenti tattici non diciamo per sconfiggere i mongoli ma per mettere in piadi una resistenza tale da scoraggiare i progetti di conquista? Il cavaliere feudale era al suo apice ed era un temibilissimo avversario per il cavaliere pesante mongolo: direi anzi, che, testa contro testa, non c'è confronto possibile, soprattutto per la forza d'urto dei grandi cavalli europei. Ma anche le nascenti milizie feudali e il loro orgoglioso sviluppo avrebbe avuto stimolo nell'invasione mongola: laddove il cavaliere feudale poteva fallire -- nello scontro in campo aperto -- sarebbero riusciti gli istrici e le balestre dei comunali.  Il rischio per i mongoli di invischiarsi in un interminabile intrico di guerre e guerriglie, invadendo un territorio virtualmente incontrollabile, avrebbero reso molto sanguinosa un'avventura mongola in Europa.

5) Quando si sottolinea la fama di guerrieri crudeli e spietati che i mongoli  godevano in Europa, si fa un torto alla crudeltà e alla spietatezza degli europei. Quando si esalta l'organizzazione militare e logistica mongola non deve essere dimenticato che gli europei, divisi e conflittuali com'erano, riuscirono comunque a coordinarsi a sufficienza per combattere in Terra Santa. Quando si elogia la capacità tattica dei mongoli deve essere anche dato il giusto peso alla capacità europea di imparare dalle proprie sconfitte (come lei anticipa). Federico II ammirava gli arcieri arabi al punto da farne la propria guardia personale:  immagini lo stupore dei mongoli ad essere presi a bersaglio dagli arcieri a cavallo dello "stupor mundis"!

Un cordiale saluto,

Nicola Zotti

La replica

Caro Zotti,

ho letto con molto "appetito" la Sua risposta.

Ecco che molti aspetti, da me non abbastanza o niente affatto analizzati, vengono messi sulla bilancia e mostrano il peso della loro influenza in avvenimenti anche solo ipotizzabili.

Resto compiaciuto nel ricevere queste informazioni, che denotano, ancora una volta, l'attenzione con la quale Lei studia gli avvenimenti storici e tutti gli elementi che concorrono al loro divenire.

Non ho nessuna remora al fatto di riportare il ns. scambio sulla Sua rivista, e se Lei ritiene utile intervenire sul mio scritto per migliorarne la comprensione a beneficio dei lettori, La invito ad operare senza problemi.

Relativamente ai vari punti da Lei sottolineati, non posso che concordare sul fatto che la politica di dominio mongolo su aree molto distanti dalla loro terra natale, non fosse più di occupazione ma di vassallaggio; resta però il fatto che elemento propedeutico a questa forma di oppressione era la distruzione dei maggiori centri urbani dell’epoca, sia per saccheggio a proprio beneficio, sia come monito per i superstiti. Ma stavolta, proprio perché “troppo” lontani da casa, avrebbero potuto limitarsi solo ed esclusivamente a depredare e distruggere e non più a piazzare governatori ed esattori.

Nulla da obiettare sul secondo punto, la Sua analisi non fa una grinza, salvo che ciò che occorreva loro lo avrebbero trovato rapinando in loco.

Passando al terzo punto, penso che proprio in ragione del fatto che non tendano più ad occupare i territori invasi, i mongoli concentrino le loro forze solo per saccheggiare le città più importanti dei detti territori, e a fronteggiare eventuali eserciti che cerchino di opporsi loro.

Lei stesso dice “I mongoli non concepivano la guerra se non allo scopo della vittoria e non sprecavano forze in operazioni inutili e dispendiose.”

Non era perciò necessario ridurre in macerie qualunque edificio o qualunque agglomerato incontrato, e non erano per forza tenuti a impantanarsi nelle zone lontane dalle loro direttrici di marcia; sulle montagne, ad esempio, bastava solo controllare i valichi quel tanto che bastava a superarli, e poi, anche se la peste nera non era ancora giunta, la densità della popolazione europea al di fuori delle città non mi sembra fosse considerevole. In buona sostanza, i mongoli avrebbero potuto fare una riedizione in grande delle “scampagnate” di Attila, attuare rovina e razzia, trovando in sede i rifornimenti necessari e senza preoccuparsi di mantenere linee di collegamento con la madrepatria, tanto alla fine ci sarebbero tornati dopo la loro opera.

Quarto punto: anche qui la Sua osservazione è giusta, ma io faccio leva sul fatto che la tattica mongola tendeva ad evitare il corpo a corpo, prova ne è che le loro perdite erano inferiori rispetto a quelle degli avversari, e quando ciò accadeva, come appunto a Liegnitz, anche loro presero qualche sganassone di troppo. La pur superba cavalleria pesante feudale veniva posta in difficoltà, secondo il mio giudizio, dalla velocità della cavalleria mongola, per principio molto più “leggera” e dall’uso delle armi a distanza come le frecce. Ciò non toglie che queste stesse armi, come Lei afferma, potessero essere usate contro i mongoli, con effetti altrettanto devastanti. Resta però sempre un fatto, l’applicazione di quei principi dottrinali come la rapidità della manovra accompagnata dall’effetto sorpresa (desant “ante litteram”), tattiche che non erano ancora state ben assimilate dagli europei, con conseguenze che avrebbero potuto essere nefaste per le non tanto mobili milizie.

Infine, non c'è dubbio che in quei secoli definiti bui, i guerrieri europei si macchiassero di delitti simili, se non peggiori, a quelli compiuti dai mongoli, ma la differenza sostanziale, in termini molto semplicistici, è che quando le cose le facevamo noi, per esempio torturare i prigionieri, tutto era lecito e addirittura meritorio, diversa cosa quando le subivamo. Comunque non mi riferivo al fatto che potessero essere terrorizzati i militari, quanto le popolazioni civili, che stavano subendo un vero e proprio risveglio di paure “millenaristiche”, considerando i Tartari come il popolo dell’Anticristo, cosa già precedentemente fatta nei confronti degli Unni e di altri invasori orientali.

Certo, prima o poi, anche durante le loro ipotizzate scorrerie in Germania, Francia e Italia, le tattiche mongole sarebbero state studiate, e alla fine si sarebbe potuto sconfiggerli prima che giungessero ai Pirenei, ma, ed è questo ciò che mi premeva sottolineare, da questa ipotetica incursione a livello continentale l’Europa ne sarebbe uscita non proprio in buono stato. E forse, a quel punto, il colpo di grazia per la civiltà cristiana sarebbe arrivato dalla Spagna moresca non intaccata dai mongoli ormai sconfitti.

Ma chi può dire tutto ciò, stiamo solo chiacchierando di cose che ci interessano, un modo piacevole per mettere a frutto le cose studiate.

La mia è solo un’ipotesi secondo un punto di vista che non è assolutamente settario, e dopo la sua risposta mi sono arricchito di un differente, e perciò interessante, ulteriore punto di vista.

Un’ultima cosa e non La tedio oltre: il fatto che si celebri il 9 aprile come una sconfitta che però consentì di salvare l’Europa, mi sa tanto di auto commiserazione al fine di voler ricevere l’altrui gratitudine; qualcosa di simile alla battaglia di Kosovo Polje, riguardo alla quale, ancora oggi i serbi si chiedono perché l’Europa non li abbia ringraziati dall’essersi sacrificati contro i turchi.

Sarebbe come per noi celebrare con enfasi il 24 ottobre, dichiarando a tutto il mondo che se non ci fosse stata Caporetto, tutte quelle truppe degli Imperi Centrali sarebbero state utilizzate sulla fronte occidentale con conseguenze deleterie per l'Intesa.

Cordiali saluti

Enrico Pellerito

Mi accorgo che nel mio primo messaggio sui mongoli, uso impropriamente il termine "conquistare" in almeno un paio di occasioni.

Ritengo che nell'ottica di quanto volessi esprimere avrei dovuto, più correttamente, scrivere "invadere, che poi, purtroppo, comportava il conseguente distruggere e razziare.

Puntualizzo questo per esporre meglio il mio pensiero.

Ancora cordiali saluti.

Enrico Pellerito