Il 18 ottobre 1856, l'Eco della Borsa di Milano riportava un articolo che conteneva un'interessante analisi della campagna di Russia del 1812 di Napoleone.
Bartolomeo Bertolini condivideva le tesi dell'autore (per altro sconosciuto) al punto da riportarle nel suo libro "Il valore vinto dagli elementi".
L'anonimo autore dell'articolo sosteneva (in buona compagnia, perché anche von Clausewitz è della stessa opinione) che difficilmente si potrebbero contestare errori a Napoleone nella conduzione della campagna, tranne uno: averla cominciata.
Nessun errore strategico, nessun errore tattico, ma un gravissimo e irrimediabile errore politico: dichiarare guerra alla Russia sapendo che questo significava doverla attaccare e invadere.
Molto più comodo e pratico aspettarla al confine, dove le linee di rifornimento russe sarebbero state allungate e dove anche un numero ridotto di uomini avrebbe potuto riportare vittorie decisive, rispetto a quelle, inutili, ottenute da Napoleone.
Prima di inoltrarmi nella lettura, sono rimasto colpito da alcune righe sottolineate fortemente da una matita rossa, queste:
«Quando l'Europa assalisse la Russia per mare, o si inoltrasse per terra metodicamente e con pazienza, procedendo con perseveranza da una linea all'altra, senza temere, come Napoleone, di quanto gli accadeva alle spalle, potrebbe vincere anche in casa sua quel vasto impero, sempreché fosse unita mercé un interesse generale e sentito da tutti».
Penso vi chiediate voi ora come mi chiesi io appena le ebbi lette, chi, quando e perché le evidenziò con tanta vivacità.
Trattandosi di un "consiglio" su come assalire la Russia, e dato che dopo
l'avventura napoleonica non vi furono altre sue invasioni fino a quella della Germania hitleriana, è altamente probabile che chi impugnò quella matita rossa stesse pensando proprio a questo evento.
Ma che cosa lo colpì? Ritenne forse che quella frase fosse profetica e anticipasse quanto stava accadendo?
Quel richiamo all'Europa e all'interesse generale, il riferimento all'avanzata metodica eppure decisa a non fermarsi a guardarsi alle spalle, sono temi che ricorrono nell'ideologia e nella pubblicistica dell'epoca, e possono veramente aver prodotto un'assonanza sorprendentemente anticipatrice.
Un'occasione di autoconvincersi che l'Asse avesse imboccato la strada giusta per prevalere sull'Unione sovietica, anziché quella, che pure la situazione sul campo doveva suggerire, che portava al baratro di una disastrosa sconfitta.
Molto umano: troviamo un inaspettato, labile riscontro alle nostre convinzioni e la nostra capacità di illuderci fa il resto, sbianchettandone e correggendone le distorsioni per adattare i fatti ai desideri della nostra mente.
Debolezza intrinseca del razionalismo puro, incapace di confrontarsi con la realtà:
una debolezza pericolosissima.
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