torna alla homepagetorna alla homepage
storia militare e cultura strategica
torna alla homepage
 
dalle discussioni
dell'area Warfare di MClink,
a cura di Nicola Zotti
 
home > recce team - 2004


ricognizioni
in territorio ostile


recce team

2004 - 2005
 
storie
strategia
tattica
what if?
vocabolario
documenti
segnalazioni
link
scrivici


quelle piccole sciabole incrociate

quelle piccole spade incrociate

Viaggi nei
campi di battaglia d'Italia
sulle carte del Tci



CAPIRE E' RISCHIARE

recce team

dicembre 2004

ringraziamenti di fine anno


Ho aspettato fino ad oggi, il giorno di Natale, per scrivere queste righe.

Sono questi giorni un po' complicati per me, ma felici.

E sento il bisogno di ringraziare quanti mi leggono (in questi 12 mesi siete stati quasi 35.000) per l'aiuto che mi avete dato facendomi sentire utile.

Ringrazio gli studenti che mi hanno copiato per fare i propri compiti: avete avuto buoni voti? so di una ragazza del liceo che ha preso un 9, spero non sia l'unica.

Ringrazio chi inserisce i miei testi nei forum e non aggiunge né la mia firma né il link a warfare.it: l'importante è che mi abbiano trovato interessante.

RIngrazio chi mi ha criticato: sono pochissimi, in verità, però gli esseri umani sono così distanti tra loro, che chiunque ti si avvicini in fondo ti sta facendo un regalo.

Ringrazio, infine, i moltissimi che mi hanno sostenuto con le loro parole di incoraggiamento: il loro valore è inestimabile.

Un felice 2006 a tutti.

 

novembre 2004

Che cosa sta succedendo?


In questi giorni la Francia è travagliata da disordini che infiammano, letteralmente, i quartieri periferici di Parigi (e non solo: perché altrettanto accade in Grecia, Olanda e Belgio), prevalentemente abitati da immigrati.

Ho usato un termine improprio: "immigrati". In realtà a quanto pare ad essere protagonisti di ciò che sta succedendo sono in larghissima maggioranza francesi figli, quando non nipoti o bisnipoti, di immigrati.

Ma è difficile non vedere come la condizione di immigrato sia ancora elemento fondante della loro identità: il riferimento, molto probabilmente mitico e superficiale, della propria personalità.

Probabilmente un ibrido tra "là" e "qua": tra cultura d'oltremare e cultura continentale europea: che è a sua volta quell'ibrido che chiamiamo cultura occidentale.

Non mi addentro oltre sulle origini della protesta, se vi sia implicata la malavita che prospera in quelle strade, ed altri dettagli di questo genere di cui sono prodighi i nostri giornali.

Personalmente non riesco a convincermi che l'integrazione debba consistere in masse di convertiti al cristianesimo, o stuoli di kantiani o di marxisti.

E men che meno mi attirano i multiculturalismi o la prospettiva di ulteriori ibridazioni culturali. Mi spiego: le culture si impastano spontaneamente quando hanno qualcosa da dirsi. Guardate, tanto per rimanere in Francia, a quel tanto di bene e di male che hanno fatto i giacobini e quanta influenza hanno avuto sulle culture politiche nei luoghi più sperduti del mondo: dall'Irpinia alla Cambogia.

Allo stato attuale, temo che la cultura politica "europea" abbia così poco da dire al Mondo che qualsiasi commistione sarebbe al ribasso. Oggi abbiamo da offrire una versione della nostra storia culturale e politica fatta di pensieri troppo vaghi e molli per sperare che in un matrimonio di culture si riesca a mettere qualche cosa di buono di noi. Così come poco riusciamo ad affascinare e a conquistare quelli che da tanto tempo qui si nutrono, di pane e di idee.

Un giorno una donna scrisse a George Bernard Shaw che avrebbe voluto avere un figlio da lui perché lei era bellissima e lui così intelligente, e il figlio che avrebbero avuto sarebbe quindi stato eccezionale: contemporaneamente bello come la madre ed intelligente come il padre. Il commediografo rispose: "E se invece il nostro bambino fosse brutto come me e stupido come lei?".

La debolezza politica dell'Europa, delle singole nazioni d'Europa intendo, è insieme l'origine e il metro di misura di quello che sta succedendo: non ne usciamo oggi e non ne usciremo domani, finché i nostri pensieri saranno qualitativamente così distanti da quelli che, un tempo ormai lontano, abbiamo avuto.